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Per ogni territorio un obiettivo di taglio degli indici

Continua l’analisi del nostro dipartimento sulla disciplina del consumo di suolo. Di seguito riportiamo l’articolo di Simone Pisani, apparso su Il Sole 24 Ore il 9 febbraio 2015 che si focalizza sull’esame del disegno di legge nazionale sul contenimento del consumo di suolo.

Per ogni territorio un obiettivo di taglio degli indici

di Simone Pisani 

Mentre le Regioni agiscono, in Parlamento prosegue la discussione del Ddl n. 2039 “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” (presentato lo scorso 3 febbraio 2014) volto a stabilire i principi in materia di salvaguardia del territorio e rigenerazione urbana.

Il 10 febbraio 2015 scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti al testo base adottato dalle commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera a gennaio. L’iter parlamentare è pertanto ancora alle battute iniziali.

Il nuovo testo prevede che il riuso e la rigenerazione urbana, oltre alla limitazione del consumo di suolo, costituiscano princìpi fondamentali del governo del territorio.

Alla luce di tali principi e in coerenza con il traguardo indicato a livello europeo di arrivare a un indice di consumo di suolo pari a zero entro il 2050, il progetto di legge prevede che, mediante decreto del Ministro delle politiche agricole, venga determinata la riduzione progressiva, in termini quantitativi, di consumo del suolo a livello nazionale.

La Conferenza unificata stabilirà quindi la ripartizione tra le regioni della riduzione del consumo di suolo, nonché i criteri di attuazione delle misure di mitigazione (per ridurre gli effetti negativi delle edificazioni sull’ambiente) e di compensazione (dirette a recuperare le funzioni del suolo già impermeabilizzato attraverso il ripristino delle condizioni di naturalità) previste dalla legge.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano dovranno poi disporre norme per la riduzione, in termini quantitativi, del consumo del suolo, determinare i criteri da rispettare nella pianificazione urbanistica comunale e dettare disposizioni per orientare i comuni verso strategie di rigenerazione urbana, ristrutturazione urbanistica e rinnovo edilizio.

Un’ultima interessante previsione è quella inerente alla riqualificazione degli insediamenti rurali locali.

La norma dispone che le regioni e i comuni possano prevedere la qualificazione degli insediamenti rurali come “compendi agricoli neorurali periurbani“, insediamenti rurali da assoggettare a recupero e riqualificazione da dotare di servizi e nuove tecnologie di comunicazione e trasmissione dati tali da offrire nuovo sviluppo economico ed occupazionale.

Presupposto per attribuire questa destinazione urbanistica è il recupero edilizio, unitamente al recupero del patrimonio agricolo e ambientale. I compendi agricoli neorurali periurbani potranno essere destinati ad attività amministrative e direzionali, ludico-ricreative, turistico-ricettive, all’istruzione, servizi medici e sociali, di vendita dei prodotti agricoli locali.

In parallelo al percorso parlamentare, diverse Regioni si sono già attivate per approvare proprie leggi a tutela del territorio.

L’attuale riparto della competenza legislativa tra Stato e Regioni può generare gravi problemi di frammentazione e di disorganicità, ma può anche agevolare il conseguimento di obiettivi condivisi.