{"id":1792,"date":"2017-07-25T15:54:49","date_gmt":"2017-07-25T15:54:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blogs.dlapiper.com\/regulatory-ita\/?p=1792"},"modified":"2019-10-25T10:19:46","modified_gmt":"2019-10-25T10:19:46","slug":"il-cambio-di-destinazione-duso-sotto-i-riflettori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blogs.dlapiper.com\/regulatory-ita\/2017\/07\/25\/il-cambio-di-destinazione-duso-sotto-i-riflettori\/","title":{"rendered":"Il cambio di destinazione d&#8217;uso sotto i riflettori"},"content":{"rendered":"<p>La disciplina del mutamento di destinazione d\u2019uso di un immobile \u00e8, in questi giorni, sotto l\u2019attenzione degli operatori del settore che si interrogano su quale sia il titolo edilizio idoneo all\u2019esecuzione di lavori preordinati al cambio di destinazione.<\/p>\n<p>Con la legge 96 del 21 giugno 2017 (di conversione in legge del decreto legge 50\/2017, cd. Manovra correttiva) il legislatore, infatti, ha messo\u00a0 mano alle definizioni del Testo Unico dell\u2019Edilizia (DPR 380\/2001) per\u00a0ovviare ad una impasse generatasi nella pratica.<\/p>\n<p>La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6873 del 14 febbraio 2017,\u00a0 ricordando il principio per cui il mutamento di destinazione d\u2019uso\u00a0attraverso la realizzazione di opere edilizie configura ristrutturazione edilizia in quanto l\u2019esecuzione dei lavori, anche se di modesta entit\u00e0, porta pur sempre alla creazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, ne fa discendere la conseguenza che\u00a0\u201c<em>l\u2019intervento rimane assoggettato, pertanto, al previo rilascio del\u00a0permesso di costruire con pagamento del contributo di costruzione dovuto per la diversa destinazione<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019assioma descritto nella sentenza (mutamento con opere = ristrutturazione edilizia = permesso di costruire) ha generato confusione tra gli operatori. In particolare, la Corte ha continuato\u00a0statuendo che \u201c<em>non ha rilievo l\u2019entit\u00e0 delle opere eseguite allorch\u00e9 si consideri che la necessit\u00e0 del permesso di costruire permane per gli interventi (i) di manutenzione straordinaria, con modifica delle destinazioni d\u2019uso, (ii) di restauro e risanamento conservativo in caso <\/em><br \/>\n<em>di mutamento degli elementi tipologici dell\u2019edificio. (\u2026) gli interventi\u00a0anzidetti devono considerarsi di nuova costruzione. Ove il necessario permesso di costruire non sia stato rilasciato, sono applicabili le sanzioni amministrative<\/em> (\u2026)\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cosa determina la pronuncia della Cassazione?<\/strong> Che se il mutamento di destinazione d\u2019uso resta saldamente ancorato alla nozione di ristrutturazione:<\/p>\n<ol>\n<li>nelle zone del territorio ove gli strumenti di pianificazione urbanistica generale non consentono la ristrutturazione, non sar\u00e0 possibile mutare la destinazione d\u2019uso degli immobili;<\/li>\n<li>anche ove la zonizzazione urbanistica consentisse la ristrutturazione, se la qualificazione dell\u2019intervento non fosse stata conforme al principio sopra richiamate (es. un intervento di opere e conseguente mutamento di destinazione d\u2019uso) fosse stato qualificato dal Comune come restauro e assoggettato a SCIA, quel titolo edilizio \u2013 e i conseguenti lavori &#8211; non sarebbero legittimi.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Il punto.<\/strong> Per capire cosa sta succedendo in queste settimane vengono quindi in rilevo (1) la nozione di mutamento di destinazione d\u2019uso (2) la qualificazione dell\u2019intervento edilizio con cui si realizza il mutamento di destinazione (3) il tipo di permesso che occorre ottenere per eseguire correttamente l\u2019intervento e, quindi, il cambio.<\/p>\n<p><strong>Mutamento di destinazione d\u2019uso.<\/strong> Costituisce mutamento di destinazione d\u2019uso urbanisticamente rilevante, secondo l\u2019art. 23 ter del DPR 380\/2001, \u201c<em>ogni forma di utilizzo dell&#8217;immobile o della singola unit\u00e0 immobiliare diversa da quella originaria, ancorch\u00e9 non accompagnata dall&#8217;esecuzione di opere edilizie, purch\u00e9 tale da comportare l&#8217;assegnazione dell&#8217;immobile o dell&#8217;unit\u00e0 immobiliare considerati ad una diversa categoria funzionale tra quelle sotto elencate: a) residenziale;\u2028a-bis) turistico-ricettiva; \u2028b) produttiva e direzionale;\u00a0\u2028c) commerciale; \u2028d) rurale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ora, spesso il cambiamento della destinazione d\u2019uso di un immobile avviene previa esecuzione di opere edilizie di un immobile. Si pensi ad esempio ad una residenza che muta la propria destinazione in albergo: sar\u00e0 necessario apportare all\u2019immobile tutte le modifiche\u00a0necessarie per renderlo una struttura ricettiva.<\/p>\n<p><strong>Categoria edilizia<\/strong>. Quindi, la domanda \u00e8: le opere che occorrono per cambiare la destinazione d\u2019uso di un immobile in quale categoria giuridica ricadono? La Cassazione, come visto, \u00e8 stata chiara nell\u2019attribuire le opere alla categoria della ristrutturazione edilizia, necessitando quindi del permesso di costruire per la sua corretta\u00a0autorizzazione.<\/p>\n<p><strong>La manovrina<\/strong>. La L. 96\/2017 ha modificato, ampliandola, la nozione di restauro e risanamento conservativo stabilendo che rientrano in questa categoria <em>\u201cgli interventi edilizi rivolti a conservare l\u2019organismo\u00a0edilizio e ad assicurarne la funzionalit\u00e0 mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali strutturali dell\u2019organismo stesso, ne consentano anche il mutamento delle destinazioni d\u2019uso purch\u00e9 con tali elementi compatibili, nonch\u00e9 conformi a quelle previse dallo strumento urbanistico generale e dai relativi piani attuativi.\u201d<\/em><\/p>\n<p>In altri termini, includendo la possibilit\u00e0 di eseguire un mutamento di destinazione d\u2019uso anche nell\u2019ambito degli interventi di restauro e risanamento conservativo diventa possibile (a) procedere all\u2019esecuzione degli interventi che comportano mutamento di destinazione d\u2019uso anche nelle zone del territorio ove gli strumenti locali non consentano la ristrutturazione e (b) autorizzare l\u2019esecuzione degli interventi che comportano mutamento di destinazione d\u2019uso con SCIA (ove permesso dagli\u00a0strumenti locali).<br \/>\n<!-- DO NOT REMOVE THIS USED TO CALC LENGHT OF PAGE -->\u00a0<!-- DO NOT REMOVE THIS USED TO CALC LENGHT OF PAGE --><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La disciplina del mutamento di destinazione d\u2019uso di un immobile \u00e8, in questi giorni, sotto l\u2019attenzione degli operatori del settore che si interrogano su quale sia il titolo edilizio idoneo all\u2019esecuzione di lavori preordinati al cambio di destinazione.<br \/>\nCon la legge 96 del 21 giugno 2017 (di conversione in legge del decreto legge 50\/2017, cd. 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