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Terre da scavo, restyling per i piccoli cantieri

Continua l’approfondimento di Federico Vanetti sulle novità del Decreto Sblocca Italia, come convertito dalla L. 164/2014, in materia di terre e rocce da scavo (per l’analisi del testo precedente alla legge di conversione clicca qui). Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 1 dicembre 2014.

Terre da scavo, restyling per i piccoli cantieri

di Federico Vanetti

Una nuova disciplina sul deposito temporaneo di terre e rocce da scavo e la razionalizzazione e semplificazione del riutilizzo nello stesso sito di questi materiali prodotti in piccoli cantieri. Così il decreto Sblocca Italia introduce nuovi criteri per la semplificazione della disciplina sulle terre e rocce da scavo, che si aggiungono a quelli già previsti nella prima versione del DL 133/2014 (coordinamento delle disposizioni vigenti, esplicitazione delle norme abrogate, proporzionalità della disciplina, divieto di introdurre livelli di regolamentazione superiori a quelli comunitari).

In realità questi nuovi indirizzi per il riordino della normativa sono meno innovativi di quanto potrebbero apparire ad una prima lettura e – forse – sono unicamente volti a confermare disposizioni già esistenti che gli enti locali tendono ad interpretare restrittivamente, vanificando così le finalità reali delle norme.

Il deposito temporaneo. La legge di conversione del DL Sblocca Italia (DL 133/2014 convertito con L. 164/2014) prevede che il futuro regolamento (DPR) di riorganizzazione della materia dovrà contenere anche una specifica disciplina sul deposito temporaneo dei materiali da scavo che integri quella prevista dal Codice dell’Ambiente (art. 1873 D.Lgs. 152/2006).

In realtà, questo nuovo criterio potrebbe creare non pochi fraintendimenti in futuro. Infatti, il deposito temporaneo disciplinato dall’articolo 183 ha ad oggetto un’attività preliminare di gestione dei rifiuti, la cui applicazione presupporrebbe che le terre e rocce da scavo non vengano riutilizzate come sottoprodotti, ma debbano essere avviate a smaltimento o recupero come rifiuti.

Discorso diverso, invece, è il deposito temporaneo dei materiali scavati in attesa di essere riutilizzati in altri cantieri come sottoprodotti. Questa possibilità non ricade nell’ipotesi disciplinata dall’articolo 183, ma è già stata prevista dal DM 161/2012 (siti di deposito intermedio) e potrebbe già essere applicata analogicamente a tutti i cantieri anche nell’ambito della procedura semplificata ex art. 41 bis del DL 69/2013.

Non è, dunque, chiaro il criterio ispiratore del legislatore e si auspica che la riorganizzazione della disciplina di settore non confonda il deposito temporaneo di rifiuti con il deposito temporaneo di sottoprodotti.

I piccoli cantieri. L’ulteriore criterio di semplificazione introdotto dalla legge di conversione rispetto ai piccoli cantieri sembra più una dichiarazione di principio piuttosto che un criterio sostanziale.

Innanzitutto, il principio di razionalizzazione e semplificazione varrebbe solo per i piccoli cantieri (fino a 6mila metri cubi) e limitatamente a interventi di costruzione e manutenzione di reti e infrastrutture, con esclusione di altri interventi di scavo, sebbene di piccole dimensioni.

Non è neppure chiara la portata della semplificazione stessa che dovrebbe trovare applicazione solo quando i materiali da scavo vengono riutilizzati nel medesimo cantiere di produzione.

Questa ipotesi, invero, è già prevista per tutti i cantieri (grandi o piccoli) dall’articolo 185, co. 1. lett. c) del Codice dell’Ambiente il quale consente senza particolari formalismi il riutilizzo di suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione nel medesimo sito di produzione escludendo questo caso dalla disciplina sui rifiuti.

A questo punto, è legittimo domandarsi quali siano le effettive chances di successo della futura norma di riorganizzazione e razionalizzazione del settore, dato che proprio i criterio ispiratori di questa norma sono confusi e tra loro contraddittori. Si auspica che chi metterà mano al nuovo testo normativo segua i principi generali di razionalizzazione, semplificazione e proporzionalità inizialmente indicati nel DL Sblocca Italia, senza concentrarsi sugli specifici criteri aggiuntivi appena introdotti che rischiano di creare maggior confusione.

La via d’uscita. Potrebbe, invece, essere opportuno che il legislatore, nel riorganizzare la materia, semplifichi la possibilità di riutilizzo dei materiali da scavo prodotti in piccoli cantieri rispetto ad interventi di manutenzione di reti e infrastrutture in siti esterni, prevedendo anche la possibilità di depositare temporaneamente i materiali presso le sedi delle imprese esecutrici dei lavori, con facoltà delle stesse si indicare successivamente (ma entro un periodo di tempo certo) i futuri siti di riutilizzo. Forse erano queste le finalità che il legislatore intendeva perseguire con la legge di conversione anche se ciò che è scritto nello Sblocca Italia ha un significato diverso.