«

»

Permesso convenzionato, corsia veloce per i lavori

Nell’articolo che segue, pubblicato su Il Sole 24 Ore del 15 dicembre 2014, Guido Inzaghi illustra le caratteristiche del permesso di costruire convenzionato, istituto recepito dal Decreto Sblocca Italia sulla base di un’avviata prassi regionale e comunale.

Permesso convenzionato, corsia veloce per i lavori

di Guido Inzaghi

Il permesso di costruire convenzionato entra nel Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001). La possibilità di stabilire in un contratto tra Comune e operatore le caratteristiche dell’intervento e, soprattutto, la quantità, la qualità e la gestione delle opere di urbanizzazione collegate alle volumetrie provate da edificare o riqualificare erano da tempo patrimonio delle leggi regionali e della prassi amministrativa comunale.

I vantaggi della convenzione. Per questa via è possibile evitare la formazione degli strumenti urbanistici attuativi (piano di lottizzazione, particolareggiato, di recupero e così via), cui è normalmente demandata la pianificazione di dettaglio delle aree sprovviste o non sufficientemente dotate di infrastrutture (strade, reti tecnologiche, parcheggi, scuole, ospedali, servizi in genere, parchi e aree a verde).

I titoli edilizi convenzionati (sì, perché l’esperienza amministrativa conosce anche la DIA convenzionata o corredata da atto unilaterale d’obbligo) si sono sviluppati in particolare rispetto agli interventi edilizi circoscritti a singoli immobili o alla ricucitura di tratti urbani non sufficientemente urbanizzati e hanno manifestato la loro efficacia con riferimento alla procedura, assai semplificata, per il loro rilascio.

Infatti, mentre gli strumenti attuativi sono formati mediante una prima delibera di adozione seguita dalla formale approvazione del piano che controdeduce le osservazioni presentate dopo il periodo di pubblicazione degli atti (procedura che dura diversi mesi ed è soggetta a valutazioni discrezionali, a volte assai invasive), il rilascio del permesso di costruire convenzionato è assolutamente più rapido perché durante l’usuale istruttoria del titolo edilizio viene anche formata la convenzione.

In questo modo la parte urbanistica (che si materializza con la sottoscrizione della convenzione) ed edilizia coincidono, mentre secondo la tradizionale procedura dei piani attuativi prima deve essere approvato lo strumento urbanistico di dettaglio, quindi deve essere firmata la convenzione e solo in seguito può essere presentata la domanda per il rilascio del permesso di costruire.

Lo Sblocca Italia. Con le modifiche al decreto Sblocca Italia (DL 133/2014) ora l’articolo 28 bis del Testo Unico (DPR 380/2001) prevede che qualora le esigenze di urbanizzazione possano essere soddisfatte con una modalità semplificata, è possibile il rilascio di un permesso di costruire concenzionato.

La nuova norma procede prevedendo che “la convenzione approvata con delibera del consiglio comunale, salva diversa previsione regionale, specifica gli obblighi, funzionali al soddisfacimento di un interesse pubblico, che il soggetto attuatore si assume ai fini di poter conseguire il rilascio del titolo edilizio, il quale resta la fonte di regolamento degli interessi”.

Sono soggetti alla stipula della convenzione:

  • la cessione di aree anche al fine dell’utilizzo di diritti edificatori;
  • la realizzazione di opere di urbanizzazione;
  • le caratteristiche morfologiche degli interventi;
  • gli interventi di edilizia residenziale sociale.

La nuova disposizione conclude precisando che “la convenzione può prevedere modalità di attuazione per stralci funzionali “e specificando che “il termine di validità del permesso di costruire convenzionato può essere modulato in relazione agli stralci funzionali previsti dalla convenzione“.

L’ok del consiglio comunale. Come si vede, lo Sblocca Italia non si è limitato a replicare l’esperienza amministrativa delle Regioni ma ha inserito, in particolare, una previsione che merita di essere richiamata per verificare se potrà, di fatto, appesantire l’agilità procedurale del titolo convenzionato: si tratta della disposizione per cui la convenzione è approvata con delibera del consiglio comunale, che collide con la prassi amministrativa per cui tutto il percorso del titolo convenzionato non approva in consiglio comunale. Comunque, l’articolo 28 bis fa salve le previsioni della legislazione regionale vigente, che come accade per esempio in Lombardia, può non sancire la competenza consiliare per l’approvazione delle convenzioni da allegare ai titoli edilizi.

In ogni caso è comunque da ritenere che il consiglio comunale, nel rispetto della disciplina sulle competenze degli organi locali stabilita dal D.Lgs. 267/2000, possa limitarsi ad approvare una volta per tutte lo schema di convenzione tipo, che sarà poi compito dei funzionari applicare nei diversi casi concreti.