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Per le terre da scavo oneri ridotti

Ennesima riforma della normativa sulle terre e rocce da scavo. Nell’articolo seguente, apparso su Il Sole 24 Ore del 6 ottobre 2014, Federico Vanetti illustra le novità introdotte dal decreto Sblocca Italia analizzando anche il complesso iter normativo sull’argomento (per ulteriori riflessioni, si veda qui , quiqui,qui).

Per le terre da scavo oneri ridotti

Procedura di smaltimento proporzionata alla grandezza del cantiere

di Federico Vanetti

Oneri proporzionati alle dimensioni del cantiere: questo è l’obiettivo dell’ennesima riforma della normativa sulle terre e rocce da scavo, delineata nel decreto Sblocca Italia (c.d. D.L. 133/2014 ).

L’argomento è fonte di incertezza permanente tra gli operatori in edilizia, anche per via delle modifiche normative succedetesi negli ultimi anni.

Dopo che la materia era stata temporaneamente regolamentata dall’art. 186 del d.lgs. n. 152/2006, il Ministero dell’Ambiente, con il DM 161/2012, ha introdotto specifiche procedure di gestione delle terre e rocce da scavo volte a garantire una maggior tutela ambientale.

Tuttavia, il nuovo regolamento ha sollevata una levata di scudi da parte degli operatori a causa degli eccessivi oneri economici e procedurali che derivavano dai nuovi adempimenti. Le forti critiche hanno oscurato anche i contenuti positivi del DM che forniva indicazioni sulla gestione dei riporti e permetteva anche il deposito temporaneo dei terreni in attesa di riutilizzo.

Le problematiche maggiori riguardavano l’applicazione della nuova disciplina ai piccoli cantieri, i quali – in effetti – sarebbero stati negativamente condizionati dai nuovi oneri procedurali.

Con il decreto Emergenze (DL 43/2013), dunque, il legislatore è intervenuto per far chiarezza, precisando che il D.M. 161 non deve trovare applicazione nei piccoli cantieri, ma solo per le opere soggette ad AIA (autorizzazione integrata ambientale) o a VIA (valutazione integrata ambientale).

Il correttivo, tuttavia, non è risultato tra i più felici poiché, da un lato, anche interventi sottoposti ad AIA o VIA potevano prevedere scavi di piccole dimensioni, dall’altro, si creava un vuoto normativo per i “grandi” cantieri non sottoposti ad AIA o VIA, rispetto ai quali si ipotizzava una resurrezione del vecchio art. 186.

Un nuovo correttivo, dunque, era è stato inserito nel cd Decreto del Fare, il cui art. 41 bis ha confermato l’applicazione del DM 161 solo agli interventi sottoposti a AIA e VIA, prevedendo invece per tutti gli altri un’autodichiarazione del privato, che è tenuto ad attestare la sussistenza dei requisiti per il riutilizzo dei terreni scavati come sottoprodotti. 

La materia, poi, risulta ulteriormente complicata dalla specifica regolamentazione dei riporti che possono essere equiparati al suolo naturale e, quindi, rientrare nel campo di applicazione delle terre e rocce da scavo.

L’equiparazione, però, non è scontata e lo stesso Decreto del Fare (art. 41) ha definito le condizioni che i riporti devono soddisfare per non essere considerati rifiuti o fonti di contaminazione.

I problemi interpretativi e applicativi hanno spinto il Governo Renzi a programmare un riordino della materia in ottica di semplificazione.

L’art. 8 del DL Sblocca Italia, dunque, prevede che entro 90 giorni dalla conversione in legge (prevista entro inizio novembre) sia emanato uno specifico regolamento (sotto forma di decreto del Presidente della Repubblica) che coordini, sia formalmente che sostanzialmente, le diverse disposizioni oggi vigenti in materia e apporti anche le modifiche che rendano coerente il sistema di gestione delle terre e rocce da scavo.

Questo DPR dovrà quindi indicare espressamente le norme abrogate e garantire proporzionalità tra le procedure da seguire e l’entità degli interventi da realizzare.

Inoltre, dovrà vietare che vengano introdotti livelli di regolamentazione superiori a quelli minimi previsti dalla normativa comunitaria e in particolare a quella sulla gestione dei rifiuti.

La fissazione di questi obiettivi e principi indirettamente conferma il caos legislativo che si è creato negli ultimi due anni e che sta complicando non poco la realizzazione di opere pubbliche e private.

Sempre il decreto Sblocca Italia all’art. 34 (commi 8 e ss) introduce nuove disposizioni sui terreni movimentati che cercano di coordinare le attività di scavo con la procedura di bonifica sia rispetto alla fase di caratterizzazione, sia in caso di messa in sicurezza.

Le nuove disposizioni prevedono anche una novità rilevante, ossia la possibilità di riutilizzare in sito terreni potenzialmente contaminati (con superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione) previo accertamento del rispetto delle soglie di rischio (approvate dalle autorità competenti) e valutato l’impatto sulla falda acquifera.

Ovviamente, anche queste previsioni dovranno essere considerate nel DPR destinato a riordinare la materia.