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Bonifiche con riutilizzo materiali

La procedura di bonifica semplificata, introdotta dal decreto legge 91/2014 (che avevamo commentato in questo post) può rappresentare un utile strumento per l’agevolazione del recupero ambientale di aree inquinate. Federico Vanetti ha commentato le modifiche apportate dalla legge di conversione, la L. n. 116/2014, nell’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore lunedì 15 settembre 2014 che riproponiamo qui di seguito.

Bonifiche con riutilizzo materiali

Di Federico Vanetti

 L’ultima semplificazione in tema di bonifiche è in vigore dal 21 agosto, con la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» della legge di conversione del Dl 91/2014 (legge 116/2014). Nella procedura di bonifica semplificata inserita nel Testo Unico ambientale con il decreto 91, la legge di conversione ha anche introdotto una specifica norma per ridurre il conferimento del materiale contaminato in discarica e, quindi, a favorire il riutilizzo in sito.

Questa previsione, che deve essere coordinata anche con la disciplina sul trattamento dei rifiuti in situ, potrebbe rappresentare un ulteriore importante passo per l’abbattimento dei costi di bonifica.

Per il resto, la conversione ha confermato l’inserimento di un nuovo articolo 242 bis nel corpo del Dlgs 152/2006 (con alcune limitate modifiche). Una novità attesa dagli operatori del settore immobiliare, in quanto le semplificazioni procedurali potrebbero effettivamente contenere i tempi di approvazione dei progetti di bonifica e, quindi, agevolare il recupero ambientale e urbanistico di importanti porzioni di territorio.

Le fasi e i tempi. Il soggetto interessato alla bonifica può presentare agli enti direttamente un progetto di intervento senza più necessità di svolgere prima una caratterizzazione del sito in contraddittorio con gli enti.

Per il progetto l’operatore potrà utilizzare le informazioni già disponibili sullo stato di contaminazione dell’area e raccogliere attraverso indagini private ogni ulteriore elemento conoscitivo necessario.

Il progetto dovrà prevedere come obiettivi di bonifica il raggiungimento di valori inferiori o uguali ai valori tabellari delle cosiddette Csc(Concentrazioni soglia di contaminazione), con riferimento alla specifica destinazione d’uso del sito. Ne consegue che la procedura potrebbe anche non risultare utile o sostenibile in caso di gravi contaminazioni, restando esclusa la possibilità di eseguire l’analisi di rischio sito specifica a seguito della quale potrebbero essere tollerati livelli di contaminazione anche superiori ai valori tabellari di legge.

Una volta presentato il progetto, la Regione territorialmente competente (o il Comune in caso di delega) ha 30 giorni per convocare la conferenza di servizi e altri 90 per approvarlo. In caso contrario, si configurerebbe un inadempimento che potrebbe essere contestato dall’operatore anche davanti al Tar.

L’approvazione in conferenza di servizi sostituisce ogni autorizzazione o permesso necessari per la realizzazione dell’intervento, il cui inizio dovrà essere comunicato dall’interessato entro i successivi 30 giorni. Il completamento dei lavori di bonifica deve avvenire entro 18 mesi, termine originariamente fissato in 12 mesi e poi esteso dalla legge di conversione. Resta salva la possibilità, in situazioni particolari, di chiedere una proroga non superiore a sei mesi.

Se la fissazione di un termine entro cui completare l’intervento appare ragionevole, meno chiare sono le conseguenze di ritardi. L’articolo 242 bis, infatti, prevede in caso di ritardo dei lavori l’avvio dell’iter di bonifica ordinario. Ma in considerazione della inversione della fasi procedurali (caratterizzazione e progettazione), appare quanto mai difficile coordinare il passaggio dalla procedura semplificata a quella ordinaria con il rischio di cantieri aperti per anni, in attesa di una ripresa dei lavori da approvarsi ordinariamente.

La chiusura Una volta completata la bonifica, è prevista la caratterizzazione del sito in contraddittorio con Arpa per verificare il raggiungimento degli obiettivi.

L’operatore, quindi, dovrà presentare una proposta di piano di indagini da approvare da parte degli enti nei successivi 45 giorni, decorsi i quali il piano si intende approvato per silenzio assenso. La validazione dei risultati da parte di Arpa vale come certificazione di avvenuta bonifica e deve intervenire entro 45 giorni dalla fine indagini.

Se non sono stati raggiunti gli obiettivi di bonifica, l’operatore deve presentare entro quarantacinque giorni le integrazioni al progetto che, però, deve essere istruito secondo la procedura ordinaria.

Anche se in sede di conversione è stato reso più facile il coordinamento tra la procedura semplificata e quella ordinaria, la stessa continua a rappresentare un aggravio che potrebbe anche non risultare giustificato o utile. Infatti, gli interventi integrativi (essendo comunque stata eseguita una caratterizzazione in contraddittorio con gli enti) e la successiva certificazione dovranno seguire le procedure disciplinate dagli articoli 242 o 252 del Dlgs 152/2006, con probabile allungamento dei tempi.