«

»

Autorizzazioni paesaggistiche – le novità della legge 104/2014

La legge 104/2014, di conversione del DL 83/2014, ha introdotto ulteriori novità alla disciplina delle autorizzazioni paesaggistiche rispetto al testo del decreto legge (che avevamo commentato quiqui).

Guido Inzaghi e Simone Pisani hanno illustrato le recenti modifiche normative negli articoli apparsi su Il Sole 24 Ore, lunedì 1 settembre 2014, che riportiamo qui di seguito.

 ***

Autorizzazioni paesistiche, arriva l’appello al ministero

Di Guido Inzaghi

 

Per le autorizzazioni paesaggistiche arriva il giudizio di appello. Con la conversione in legge del DL 83/2014 sui beni culturali e il turismo nascono, infatti, le commissioni per il riesame delle autorizzazioni necessarie per interventi edilizi su beni vincolati.

Definitivamente approvata la legge di conversione del decreto-legge n. 83/2014 recante disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo.

Il testo del DL 83, entrato in vigore lo scorso 31 luglio, incide nuovamente sul procedimento di autorizzazione paesaggistica, stabilito all’articolo 146 del D.lgs. 42/2004 e, più in generale, interessa i procedimenti in materia di beni culturali e paesaggistici.

Riesame in commissione. Rispetto a quanto previsto dall’originario decreto 83/2014, la legge di conversione introduce nell’articolo 12 del DL, al comma 1 bis, una nuova procedura di riesame a livello centrale dei pareri e degli atti resi dagli organi periferici del Ministero dei beni e delle attività culturali. La norma, in particolare, prevede che possano essere riesaminati da apposite commissioni di garanzia incaricate della tutela del patrimonio culturale, i pareri, i nulla osta o gli altri atti di assenso rilasciati dagli organi periferici del Ministero (soprintendenze).

Il riesame potrà avvenire sia d’ufficio, sia a seguito di segnalazione da parte delle altre amministrazioni coinvolte nei procedimenti, alle quali è infatti data la facoltà di chiedere una nuova valutazione dell’atto amministrativo entro tre giorni dalla sua ricezione. Nulla vieta, peraltro, che le amministrazioni coinvolte si attivino sulla base di documenti prodotti dai privati o da soggetti coinvolti nel procedimento in quanto portatori di interessi diffusi (ad esempio, associazioni).

Le commissioni di garanzia, previste a livello regionale o interregionale, potranno riesaminare la decisione entro il termine perentorio di dieci giorni dalla ricezione dell’atto, che viene inviato loro per via telematica contestualmente alla relativa adozione. Decorso infruttuosamente il termine di dieci giorni l’atto si intende però tacitamente confermato.

Le commissioni saranno disciplinate mediante il nuovo regolamento di organizzazione del MIBACT (previsto dall’articolo 14 dello stesso decreto) e saranno costituite da personale appartenente ai ruoli del Ministero stesso che, per questa funzione, non percepirà alcun compenso, rimborso o gettone di presenza.

Nelle more dell’adozione del regolamento, il potere di riesame è attribuito ai comitati regionali di coordinamento di cui al DPR 26 novembre 2007, n. 233.

Si introduce un meccanismo di tutela e di controllo a livello centrale su tutti gli atti e i provvedimenti che in qualche misura incidano sui beni culturali e paesaggistici. Ma va rilevato che il termine di tre giorni è oggettivamente molto stretto e potrebbe in diversi casi impedire la predisposizione del ricorso. Inoltre, il termine entro cui decidere ha sì il vantaggio di evitare lungaggini, ma potrebbe tradursi in un elevato tasso di silenzio – assenso da parte delle commissioni ministeriali.

Si torna al testo base. La legge di conversione rivede la scelta, originariamente assunta con il DL 83/2014, di eliminare la possibilità di indire una conferenza di servizi nel caso in cui il soprintendente non renda il parere previsto nell’ambito del procedimento di autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 del Codice entro 45 giorni dalla ricezione degli atti.

Con l’entrata in vigore della legge di conversione è stato dunque ripristinato l’originario dettato dei primi tre periodi del comma 9 dell’art. 146: fermo restando l’obbligo in capo all’amministrazione procedente – di solito, il Comune – di concludere il procedimento di autorizzazione decorsi sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente, l’amministrazione stessa potrà ancora chiamare il soprintendente ad esprimersi nell’ambito di una conferenza di servizi.

Tutti gli atti su internet. Un’altra rilevante novità, finalizzata ad assicurare la trasparenza dei procedimenti di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e a favorire lo studio e la ricerca in materia di beni culturali e paesaggistici, è rappresentata dalla pubblicità prevista per gli atti assunti dal Ministero nell’esercizio delle funzioni di tutela e valorizzazione previste dal Codice.

Il nuovo comma 1 ter dell’articolo 12 del DL 83, introdotto dalla legge di conversione, dispone infatti che tutti gli atti aventi rilevanza esterna e i provvedimenti adottati dagli organi centrali e periferici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nell’esercizio delle funzioni di tutela devono essere pubblicati integralmente nel sito internet del Ministero e in quello, ove esistente, dell’organo che ha adottato l’atto. L’obbligo di pubblicazione non intaccherà la riservatezza dei dati personali. La legge di conversione fa infatti salvo il rispetto delle disposizioni del Codice della Privacy. 

***

Durata allineata con i titoli abilitativi per il via ai lavori

Di Simone Pisani

Con il decreto cultura, autorizzazione paesaggistica e titoli abilitativi per i lavori tornano a viaggiare allineati.

La legge n. 106/2014 (di conversione del DL 83/2014) ha chiarito in modo definitivo che il termine di efficacia dell’autorizzazione paesaggistica (art. 146 del Codice dei beni culturali) decorre dalla data di efficacia del titolo edilizio eventualmente necessario alla realizzazione degli interventi.

L’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l’intervento edilizio: è efficace per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l’esecuzione dei lavori progettati deve essere sottoposta a una nuova autorizzazione. Finora l’efficacia dell’autorizzazione paesaggistica decorreva prima del conseguimento del titolo edilizio e, dunque, invano, atteso che in assenza di quest’ultimo le opere non risultavano comunque realizzabili. Ora invece i due procedimenti sono allineati. Ma l’allineamento viene meno se il provvedimento edilizio viene rilasciato in ritardo per circostanze imputabili all’interessato.

La legge di conversione non ha appianato il dibattito sugli effetti dell’eventuale silenzio della soprintendenza nell’ambito del procedimento di autorizzazione paesaggistica.

L’articolo 146 dispone che sull’istanza di autorizzazione si pronunci la regione (o l’ente delegato), dopo avere acquisito il parere del soprintendente, che deve pronunciarsi entro 45 giorni. La norma prevede poi che “in ogni caso”, dopo 60 giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente, l’amministrazione competente provvede sulla domanda di autorizzazione.

Ebbene, in caso di mancato rispetto del termine per l’espressione del parere, secondo parte della giurisprudenza, il potere della Soprintendenza continua a sussistere (tanto che un parere tardivo resterebbe comunque vincolante) e all’interessato resterebbe solo la possibilità di ricorrere al giudice amministrativo per contestare il silenzio-inadempimento dell’organo statale (Cons. Stato, Sez. VI, n. 4914 del 30/7/2013). In quest’ottica, la perentorietà del termine non riguarderebbe la sussistenza del potere o la legittimità del parere, ma l’obbligo di concludere la fase del procedimento.

Un’altra tesi giurisprudenziale afferma invece che il silenzio ha effetto devolutivo, comportando l’assunzione del pieno potere decisorio sull’istanza di autorizzazione paesaggistica in capo alla regione o al soggetto da questa delegato (Cons. Stato, sez. VI, 15/3/2013, n. 1561).

In assenza di un chiarimento normativo, spetta ancora ai giudici amministrativi trovare la bussola.