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Bonifiche in tempi ristretti

Pubblichiamo di seguito l’articolo di Federico Vanetti apparso su Il Sole 24 Ore il 21 luglio 2014  che illustra le modifiche introdotte dal D.L. n. 91/2014 in materia ambientale. L’articolo che segue si focalizza sulle novità apportate alla disciplina delle bonifiche.

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Bonifiche in tempi ristretti

Il DL 91/2014 semplifica la procedura per il proprietario dell’area

di Federico Vanetti

Bonifiche più veloci e più semplici. Questo l’obiettivo del decreto legge “competitività e ambiente” in vigore dal 24 giugno scorso. Il D.L. n. 91/2014, infatti, integra il d.lgs. n. 152/2006 con un nuovo articolo (art. 242 bis) dedicato espressamente alla procedure semplificate di bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati.

La novità più rilevante riguarda sicuramente l’inversione degli schemi procedurali ordinari. In caso di bonifica di un sito contaminato, il soggetto interessato, volendo procedere celermente con il recupero ambientale della propria area, potrà direttamente presentare agli enti un progetto di intervento volto a raggiungere i valori tabellari di legge (CSC) riferiti alla specifica destinazione d’uso del sito.

Non sarà più necessario, quindi, caratterizzare preliminarmente il sito sotto il controllo delle autorità, ma l’operatore potrà raccogliere in modo autonomo e sotto la propria responsabilità tutte le informazioni necessarie per predisporre il progetto di bonifica (anche mediante indagini private).

La caratterizzazione del sito in contraddittorio con ARPA, invece, sarà eseguita solo dopo il completamento dell’intervento per verificare il raggiungimento degli obiettivi.

La validazione della stessa ARPA, dunque, costituirà certificazione di avvenuta bonifica.

Se gli obiettivi non vengono raggiunti, l’operatore dovrà integrare il progetto eseguito, il quale, tuttavia, verrà istruito secondo le procedure ordinarie, uscendo così dalla procedura semplificata.

Sarà quindi interesse degli operatori privati raccogliere ogni informazione utile al fine di progettare interventi efficaci e completi, così da evitare contaminazioni residuali e un allungamento della bonifica dell’area.

La nuova norma, inoltre, impone specifici termini entro cui deve essere svolta la procedura. La Regione (o i comuni delegati a loro favore) dovrà convocare la conferenza di servizi per la valutazione del progetto di bonifica entro 30 giorni dalla sua ricezione e il progetto dovrà essere approvato nei successivi 90 giorni.

Il lavori di bonifica autorizzati dovranno, quindi, essere completati entro 12 mesi da parte dell’operatore (salva la possibilità di proroga per ulteriori 6 mesi). Decorso tale termine, si perde il beneficio della procedura semplificata e la stessa viene ricondotta nell’ambito di quella ordinaria. Questo passaggio potrebbe comportare non pochi problemi di coordinamento, in quanto i lavori di bonifica potrebbero essere in corso.

Per quanto riguarda la caratterizzazione ex post, il nuovo art. 242 bis prevede l’approvazione del relativo piano entro 45 giorni (è prevista in via sperimentale anche l’applicazione del silenzio assenso per i procedimenti avviati prima del 31 dicembre 2017) e la validazione dei risultati dovrà essere rilasciata da ARPA entro 45 giorni dalla conclusione delle indagini.

La procedura semplificata si applica sia ai siti normali, che ai siti di interesse nazionale gestiti dal Ministero dell’ambiente.

La nuova previsione normativa è sicuramente interessante in quanto permette – almeno sulla carta – di avviare l’intervento di bonifica dopo 120 giorni dalla sua programmazione e di concludere formalmente la procedura con una ulteriore indagine la cui approvazione complessivamente non può durare più di 90 giorni.

Considerati anche i termini entro cui il privato deve completare l’intervento (12 mesi), l’aspettativa concreta è che la bonifica di un sito contaminato possa essere completata entro 24 mesi. Un termine sicuramente ragionevole se si considera che, secondo la procedura ordinaria, soltanto l’approvazione del progetto di bonifica può richiedere 20 mesi dalla scoperta della contaminazione.

Il successo di tale semplificazione dipende dagli enti, i cui ritardi burocratici potrebbero vanificare l’intervento legislativo.

La procedura semplificata sembrerebbe essere ammessa solo a favore del soggetto non responsabile della contaminazione che voglia sostenere volontariamente i costi della bonifica e che si impegni a raggiungere come obiettivi le CSC, rinunciando così ad applicare l’analisi di rischio, strumento che in molti casi può rappresentare un valido aiuto per rendere sostenibili i costi dell’intervento.