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Vincolo paesaggistico: l’iter si chiude senza conferenza di servizi

Pubblichiamo di seguito l’articolo apparso su Il Sole 24 Ore dello scorso 30 giugno in cui Guido Inzaghi analizza le modifiche introdotte dal DL 83 del 31 maggio 2014 sul procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.

Vincolo paesaggistico: l’iter si chiude senza conferenza di servizi

Cambia ancora il procedimento di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. Il Dl 83 del 31 maggio 2014 interviene ancora sull’iter richiesto per la realizzazione di interventi edilizi in aree vincolate in base all’articolo 146 Dlgs n. 42/2004.

L’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire e viene rilasciata dalla Regione o dall’amministrazione da essa delegata ad esercitare la funzione autorizzatoria in materia di paesaggio, dopo avere acquisito il parere da parte della Soprintendenza competente.

Niente conferenza di servizi. Con la recente modifica introdotta dal Dl 83/2014, il legislatore ha eliminato la previsione del comma 9 dell’articolo 146, secondo la quale – nel caso in cui il soprintendente non avesse reso il parere entro 45 giorni dalla ricezione degli atti – l’amministrazione avrebbe potuto indire una conferenza di servizi, pur dovendo in ogni caso concludere il procedimento decorsi 60 giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente. Il procedimento ora prevede direttamente che – decorsi inutilmente 60 giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente senza che questi abbia reso il proprio parere –  l’amministrazione competente provvede comunque sulla domanda di autorizzazione. La modifica cancella quindi la facoltà di indire la conferenza di servizi.

La correzione fa seguito ai numerosi rimaneggiamenti che negli ultimi tempi hanno interessato la disposizione. In una prima fase, con Dl 70/2011 (convertito in legge 106/2011) era stato precisato come l’autorizzazione  fosse efficace immediatamente dopo il suo rilascio. Con lo stesso intervento era stata snellita la procedura ordinaria, prevedendo che – in caso di piani urbanistici adeguati alle prescrizioni di vincolo – il parere della Soprintendenza fosse obbligatorio, ma non vincolante, e dovesse essere reso entro 90 giorni, trascorsi i quali si sarebbe formato il silenzio-assenso.

Con successivo Dl 69/2013, il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per gli strumenti urbanistici adeguati alle prescrizioni di vincoli era stato nuovamente modificato, riducendo il termine entro cui deve essere reso il parere del Soprintendente da 90 a 45 giorni e sostituendo il silenzio assenso – in caso di infruttuosa scadenza di questo termine – con la previsione circa l’adozione del provvedimento finale da parte dell’amministrazione competente.

Gli effetti del «silenzio». Il Dl 83/2014, pur semplificando ulteriormente il procedimento, lascia ancora aperto il dibattito relativo agli effetti dell’eventuale silenzio della Soprintendenza.

Stando al dettato letterale della norma, il silenzio sembra svolgere effetto devolutivo, comportando l’assunzione del pieno potere decisorio sull’istanza di autorizzazione paesaggistica in capo alla Regione o al soggetto da questa delegato.

La giurisprudenza meno recente si era espressa in tal senso, precisando che il parere della Soprintendenza reso con ritardo è da considerarsi privo dell’efficacia attribuitagli dalla legge, e cioè privo di valenza obbligatoria e vincolante. Dopo il termine, il potere della Soprintendenza di emanare il parere deve quindi ritenersi esaurito (Consiglio di Stato, sez. VI, 15 marzo 2013, n. 1561; Tar Puglia, Lecce, 24 luglio 2013, n. 1739; Tar Veneto, sez. II, 14 novembre 2013, n. 1295). Di conseguenza, la Regione o l’ente da essa delegato dovrebbe definire il procedimento nel merito senza attendere altro.

Secondo un più recente orientamento giurisprudenziale, per contro, nel caso di mancato rispetto del termine, il potere della Soprintendenza continuerebbe a sussistere.

Quindi la conclusione del procedimento cui la Regione è obbligata (ora senza convocare la conferenza di servizi) dovrebbe essere nel senso di dichiarare l’improcedibilità  dello stesso, alla luce dell’inerzia della Soprintendenza. Inerzia comunque risolvibile mediante ricorso al Tar per la dichiarazione di illegittimità del silenzio inadempimento e il conseguente ordine di procedere (Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 4914 del 30 luglio 2013; Tar Campania, Sez. I, n. 459/2014 del 24 febbraio 2014).

Questa seconda lettura pare discostarsi dal tenore letterale della disposizione, ma è bene che la conversione del decreto – che dovrà avvenire entro il prossimo 31 luglio – prenda definitiva posizione in merito, precisando se la Regione o il Comune delegato possano o meno definire nel merito il procedimento anche in assenza del formale parere dell’organo statale.