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Con la nuova «Aia» controlli periodici su falde e terreni

Pubblichiamo di seguito il nuovo articolo di Federico Vanetti, apparso su Il Sole 24 Ore del 23 giugno 2014, in cui sono descritte le novità più significative in tema di Autorizzazione Integrata Ambientale, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 46/2014.

Con la nuova «Aia» controlli periodici su falde e terreni

Controlli ogni cinque anni sulle acque sotterranee e ogni dieci sui suoli per valutare l’impatto degli insediamenti produttivi. Questa è la tabella di marcia imposta dalla riforma delle norme sull’Aia (autorizzazione integrata ambientale) a cui sono sottoposte determinate categorie di impianti produttivi destinati ad avere un forte impatto sull’ambiente (ad esempio impianti energetici, di gestione rifiuti, cartiere) contenuta nel Digs 46/2014. Con questo decreto, il legislatore nazionale, tra le altre cose, ha recepito la direttiva 2010/75/UE. La direttiva si concentra in particular modo sulla possibile contaminazione del suolo e delle acque sotterranee a seguito dell’esercizio di installazioni industriali impattanti. Pertanto, attraverso un monitoraggio iniziale, periodico e conclusivo, il gestore di un impianto sarà chiamato a ripristinare le condizioni originarie del sito dopo la chiusura delle attività produttive.

L’Aia in Italia. Recependo le disposizioni europee, il legislatore nazionale ha introdotto per le imprese soggette ad Aia l’obbligo di predisporre (in sede di richiesta o rinnovo dell’autorizzazione) una relazione di riferimento che deve fornire indicazioni sullo stato di qualità del suolo e delle acque di falda del sito al momento della messa in esercizio. Per gli impianti già attivi e autorizzati, la relazione dovrà essere predisposta in sede di rinnovo dell’autorizzazione. Occorre, dunque, comprendere cosa succede se al termine delle attività viene rilevato un deterioramento del suolo o delle acque sotterranee. La parte introduttiva della direttiva 2010/75/UE sembrerebbe voler porre in capo al gestore dell’impianto l’obbligo di ripristinare il sito allo stato descritto nella relazione di riferimento. Tuttavia, il successivo articolo 22 della medesima direttiva introduce il concetto di rischio significativo per l’ambiente e salute e, quindi, la necessità di adottare misure finalizzate a comportare la cessazione del rischio rispetto all’uso attuale o futuro del sito. Per quanto riguarda invece le previsioni italiane, la nuova versione dell’articolo 29 sexies del Digs 152/2006 prevede la necessità di attuare un monitoraggio delle acque sotterranee con cadenza almeno quinquennale e dei suoli decennale (salvo che il rischio di contaminazione sia più elevato) e dispone che le misure da attuare nella fase di arresto definitivo dell’installazione siano specificate nell’Aia. La medesima disposizione, tuttavia, fa espressamente salve le competenze in materia di bonifica dei suoli. Ne consegue che la valutazione dei deterioramenti delle matrici suolo e falda e degli eventuali interventi di ripristino deve essere svolta ai sensi della parte IV, Titolo V, del Digs n. 152/2006 avente ad oggetto la bonifica dei siti contaminati. Quindi può ritenersi che un deterioramento ambientale rispetto alla situazione di riferimento iniziale sia anche ammissibile, purché l’analisi di rischio sito specifica dimostri che questo non comporta un rischio per la salute e l’ambiente. Qualora, però, la relazione di riferimento o i monitoraggi periodici dovessero comunque evidenziare un superamento dei limiti tabellari di riferimento stabiliti dallo stesso 152/2006 (i cosiddetti Csc), il gestore dell’impianto dovrà comunque avviare la procedura di bonifica anche nel caso in cui il sito sia ancora in attività. La disciplina sulle bonifiche consente agli impianti in esercizio di attuare una messa in sicurezza operativa del sito, che dovrebbe garantire la prosecuzione delle attività fino alla chiusura. Restano comunque salvi i canoni di imputazione della responsabilità per la contaminazione: il gestore, infatti, sarà tenuto ad intervenire rispetto ai deterioramenti dallo stesso causati.