«

»

Il conduttore Pubblica Amministrazione. Ancora modifiche alla disciplina delle locazioni

La regolamentazione dei contratti di locazione con la Pubblica Amministrazione non trova pace.

Gli interventi più rilevanti hanno riguardato, di recente, due aspetti fondamentali:

  • il canone di locazione
  • il diritto di recesso.

Con riguardo al canone di locazione, il Decreto Legge 95/2012 (convertito con modificazioni in L. 135/2012) ha previsto:

  • la sospensione dell’adeguamento ISTAT dal 7 luglio 2012 sino al 31 dicembre 2014;
  • la riduzione del 15% del canone di locazione con effetto dal 1 gennaio 2015;
  • la riduzione del 15%  – efficace dalla data di entrata in vigore della legge di conversione (15 agosto 2012) – per i contratti di locazione scaduti o rinnovati dopo tale data.
  • la riduzione del 15% sull’indennità di occupazione per contratti scaduti prima dell’entrata in vigore delle norme.

Con il Decreto Legge 66/2014 – entrato in vigore lo scorso 24 aprile – il Governo è intervenuto nuovamente sul punto, ampliando l’ambito di applicazione della norma.

Nella versione originale, la disposizione si applicava alle amministrazioni centrali (“come individuate dall’Istituto nazionale di statistica ai sensi dell’art. 1, comma 3, L. 196, del 31.12.2009) e alle Autorità indipendenti, ivi inclusa la Consob.

Nel testo modificato dal Decreto Legge 66/2014 l’applicazione è estesa alle “altre amministrazioni di cui all’articolo 1, co. 2, del D.Lgs. 30.3.2001, n. 165”.

Di conseguenza, la riduzione automatica del 15% del canone si applica a tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie.

Ma non è tutto. Il Decreto Legge 66/2014 è intervenuto anche sulla decorrenza della riduzione, che prima era fissata al 1 gennaio 2015 e adesso è invece anticipata al 1 luglio 2014.

Per quanto riguarda, invece, il recesso, l’articolo 2 bis Decreto Legge 120/2013 prevede(va) tale facoltà per le “amministrazioni dello Stato, le regioni e gli enti locali, nonché gli organi costituzionali nell’ambito della propria autonomia (…) entro il 31 dicembre 2014, dai contratti di locazione di immobili in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il termine di preavviso per l’esercizio del diritto di recesso è stabilito in trenta giorni, anche in deroga ad eventuali clausole difformi previste dal contratto”.

Il Decreto Legge 66/2014 non è intervenuto sul punto.

Ma il 5 giugno 2014, in sede di conversione del Decreto Legge 66/2014, il Senato ha approvato un emendamento (che deve essere ancora approvato dalla Camera) volto alla modifica dell’articolo 2 bis del Decreto Legge 120/2012 nel senso di ampliare i soggetti cui è attribuita la facoltà di recesso, che non è più limitato alle sole “amministrazioni dello Stato, le regioni e gli enti locali” ma è esteso alle amministrazioni individuate ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e gli organi costituzionali (e l’elenco qui viene omesso perché lunghissimo).

In secondo luogo, l’emendamento approvato dal Senato ha anticipato il termine per l’esercizio del diritto di recesso al 31 luglio 2014, stabilendo che il recesso è perfezionato decorsi centottanta giorni dal preavviso.

Di conseguenza, se da un lato le amministrazioni che possono recedere sono aumentate, dall’altro lato, i locatori potranno conoscere la sorte dei contratti in essere con la Pubblica Amministrazione ben prima della fine dell’anno.