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Stadi, corsia veloce alla ristrutturazione ma senza residenziale

Riproponiamo di seguito il commento di Guido Inzaghi alle norme per il rilancio dell’impiantistica sportiva contenute nei commi 303 – 306 art. 1 L. 147/2013, pubblicato su Il Sole 24 Ore del 17 febbraio u.s.

Stadi, corsia veloce alla ristrutturazione ma senza residenziale

Progetti da approvare entro 180 giorni

Corsia preferenziale per riqualificare gli stadi e gli impianti sportivi o costruirne di nuovi.

Dal 1° gennaio sono in vigore le norme per il rilancio dell’impiantistica sportiva dettate dall’art. 1, commi 303 – 306, della legge di bilancio (n. 147/2013). La cd. Legge Stadi asseconda concretamente l’esigenza di promuovere sia la costruzione di nuovi stadi, sia gli interventi per l’ammodernamento degli impianti esistenti.

La procedura, che deve concludersi entro 120 giorni (180 in caso di atti di competenza regionale quali solitamente le varianti urbanistiche) dal suo avvio, è la seguente:

  1. il soggetto interessato presenta al comune uno studio di fattibilità corredato da un piano economico-finanziario e dall’accordo con una o più associazioni o società sportive utilizzatrici in via prevalente;
  2. il comune, ove valuti positivamente il progetto in conferenza di servizi istruttoria, lo dichiara entro 90 giorni di pubblico interesse;
  3. viene quindi presentato il progetto definitivo, sul quale il comune o la regione – previa conferenza di servizi decisoria cui partecipano i soggetti titolari di competenze specifiche – delibera in via definitiva sul progetto, eventualmente chiedendone le modifiche ritenute strettamente necessarie.

È importante evidenziare che per legge:

  • il provvedimento finale sostituisce ogni autorizzazione o permesso comunque denominato necessario alla realizzazione dell’opera e ne  determina la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza;
  • in caso di superamento dei termini fissati dalla legge il Presidente del Consiglio dei ministri, su istanza del proponente, assegna all’ente interessato 30 giorni per adottare i provvedimenti necessari e, in difetto, la regione ovvero lo stesso Presidente del Consiglio per gli impianti più grandi (superiori ai 4.000 posti al coperto e 20.000 allo scoperto) adotta i provvedimenti necessari entro il termine di 60 giorni;
  • in caso di interventi da realizzare su aree di proprietà pubblica o su impianti pubblici esistenti, il progetto approvato è fatto oggetto di idonea procedura di evidenza pubblica (si veda articolo a fianco).

Così descritta la short-track di legge, occorre riferire delle due disposizioni frutto della mediazione maturata rispetto alle istanze di chi, per ragioni ambientali, si è opposto alla approvazione della normativa nella sua versione originale.

Anzitutto, la norma precisa che lo studio di fattibilità non può prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto e al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa e concorrenti alla valorizzazione del territorio in termini sociali, occupazionali ed economici. È comunque esclusa la realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale.

La disposizione tutela la posizione di chi teme che dietro il rilancio dell’impiantistica sportiva si celi solo l’interesse di ottenere varianti urbanistiche accelerate (se non di favore) per rendere edificabili aree verdi periferiche o per consentire la costruzione di nuove case di alto valore, perché localizzate nelle zone centrali delle città, ove spesso si collocano gli stadi italiani (da rilocalizzare).

Può essere che la tutela sia giustificata dalla concreta esperienza dell’urbanistica italiana, certo è che la nuova norma avrebbe precluso la realizzazione dell’Emirates Stadium di Londra. Il nuovo tempio dell’Arsenal (impianto modernissimo e multifunzionale) è stato costruito su un’area acquistata dal municipio e in precedenza destinata al trattamento dei rifiuti, usando il denaro ottenuto con la vendita degli appartamenti di lusso realizzati al posto delle tribune del vecchio Highbury.

L’ultima cautela fissata dalla legge attiene al disfavore per la realizzazione di nuovi stadi. Gli interventi agevolati, infatti: “laddove possibile, sono realizzati prioritariamente mediante recupero di impianti esistenti o relativamente a impianti localizzati in aree già edificate”.

La norma appare pienamente giustificata, sia perché è comunque doveroso dedicarsi alla riqualificazione del patrimonio edilizio (anche sportivo) esistente prima di consumare nuovo territorio, sia perché la legge non preclude la realizzazione di nuovi impianti (comunque ammessi sui cosiddetti brownfield), anche su aree non urbanizzate purché la scelta sia assistita da idonea motivazione.