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Un anno per il condono degli immobili pubblici

Il decreto – legge n. 133 del 30 novembre 2013, più noto per gli interventi in materia di IMU, contiene, all’articolo 3, disposizioni in materia di immobili pubblici. La novità più rilevante riguarda la possibilità, per gli acquirenti di immobili pubblici, di beneficiare della riapertura dei termini per il condono edilizio, previsto dall’articolo 40, comma 6, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, fino a un anno dal trasferimento.

La norma riguarda gli immobili pubblici di cui all’articolo 11-quinquies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (convertito in legge 2 dicembre 2005, n. 248). Si tratta dei beni immobili ad uso “prevalentemente” non abitativo appartenenti al patrimonio pubblico, la cui alienazione è considerata urgente con prioritario riferimento a quelli il cui prezzo di vendita sia determinato secondo criteri e valori di mercato e per i quali l’Agenzia del Demanio è stata  autorizzata a vendere a trattativa privata, anche in blocco. 

Il comma 6 dell’articolo 40 prevede, come è noto, un termine di centoventi giorni dall’atto di trasferimento dell’immobile per la presentazione della domanda di sanatoria e fa riferimento agli immobili oggetto di trasferimento derivante da procedure esecutive.

Con l’introduzione della disposizione in esame l’ambito di applicazione viene esteso anche agli immobili pubblici (come già previsto in occasione di precedenti dismissioni) e il termine viene ampliato, consentendo di presentare la domanda di condono entro un anno dall’atto di trasferimento dell’immobile. 

Lo scopo è noto: agevolare la dismissione di immobili pubblici caratterizzati da una situazione di non conformità edilizia. 

Il comma 2 dell’articolo 3 in esame specifica che gli immobili oggetto di possibile alienazione sono quelli ad uso “prevalentemente” non abitativo appartenenti al patrimonio pubblico.

L’introduzione dell’avverbio “prevalentemente” è volta a superare le criticità relativamente ai casi di immobili ad uso non abitativo ma comprendenti, ad esempio, locali adibiti a custodia o foresteria (ad esempio, le caserme dimesse presidiate da un addetto alla custodia che vi alloggia).

La possibilità di dismissione attraverso la trattativa privata viene, infine, estesa,  agli immobili degli enti territoriali: in tali ipotesi gli enti territoriali interessati individuano, con apposita delibera, gli immobili che intendono dismettere. La delibera conferisce mandato al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’inserimento nel decreto dirigenziale che autorizza alla vendita in blocco.

L’intervento legislativo si giustifica con la necessità, evidenziata dal Governo nella relazione al decreto legge n. 120/2013, di avviare un programma di dismissioni immobiliari come strumento, tra gli altri, per riportare il deficit del bilancio 2013 entro un valore non superiore al 3% del PIL.

Tuttavia, non ci si può esimere dal segnalare la notevole frammentarietà delle disposizioni in materia di dismissione degli immobili pubblici che rende difficile avere un organico quadro di riferimento, circostanza che può allontanare gli investitori, nazionali e internazionali.