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Il principio “chi inquina paga” di nuovo al vaglio della Corte di Giustizia UE

Con ordinanza n. 25 del 13 novembre, l’Adunanza Plenaria è tornata a pronunciarsi sulle responsabilità del proprietario incolpevole di un sito contaminato, confermando quanto affermato con la recentissima ordinanza n. 21 del 25 settembre 2013 (consulta, in questo blog, il post di Federico Vanetti del 22 ottobre 2013). Secondo il Consiglio di Stato, nel caso in cui il responsabile non sia individuabile o non sia in grado di intervenire, l’obbligo di bonifica non può essere esteso al proprietario incolpevole ma grava invece sulla pubblica amministrazione, salvo il diritto della stessa di rivalersi sul proprietario nei limiti del valore dell’area bonificata.

Rimandando al menzionato articolo di Federico Vanetti per un approfondimento più dettagliato in merito alla posizione del proprietario incolpevole, ci si limita ad osservare come l’Adunanza Plenaria abbia sollevato la medesima questione portata all’attenzione della Corte di Giustizia UE con l’ordinanza dello scorso settembre, a conferma dell’importanza e della centralità del tema. In particolare, ai giudici di Lussemburgo viene richiesto di definire la portata del principio “chi inquina paga” e la natura della responsabilità che da esso deriva.

Sul punto, la Corte di Giustizia UE si era già pronunciata in Grande Sezione nel marzo 2010 chiarendo che gli obblighi di riparazione e di bonifica presuppongono necessariamente l’accertamento del contributo causale dell’operatore. Il principio “chi inquina paga”, infatti, nell’interpretazione della Corte, non postula una responsabilità di tipo oggettivo bensì richiede, ai fini dell’attribuzione della responsabilità, che il danno sia effettivamente causato dal soggetto che viene chiamato a risponderne. In caso contrario, qualora il proprietario fosse chiamato a bonificare il sito in virtù della sola posizione di proprietario rivestita, le responsabilità del soggetto effettivamente responsabile sarebbero fortemente attenuate, vanificando le finalità di prevenzione della normativa UE.

La sentenza interpretativa della Corte potrebbe, quindi, confermare la linea interpretativa della disciplina sulle bonifiche ovvero far registrare un’evoluzione nella definizione della stessa.