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Pratiche commerciali scorrette e comunicazioni elettroniche: verso una maggiore collaborazione tra le authorities?

Di Alessandro Boso Caretta e Carlo Edoardo Cazzato

Pubblichiamo di seguito l’intervento di Alessandro Boso Caretta e Carlo Edoardo Cazzato, apparso su Diritto 24 l’8 ottobre scorso, sul tema dei rapporti tra l’Autorità  Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom) in materia di pratiche commerciali scorrette nel settore delle comunicazioni elettroniche. Il commento analizza il provvedimento n. 24467 con cui l’AGCM ha adottato alcune misure organizzative di leale collaborazione con l’AGCom, al fine di dare attuazione ai principi stabiliti dalla recente giurisprudenza amministrativa sul riparto delle competenze tra le due Autorità.

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Pratiche commerciali scorrette e comunicazioni elettroniche: verso una maggiore collaborazione tra le authorities?

La querelle che vede contrapposte l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom), per il public enforcement delle norme a tutela degli utenti e dei consumatori contro le pratiche commerciali scorrette nel settore delle comunicazioni elettroniche, si è arricchita nei giorni scorsi di un altro capitolo.

Con il provvedimento n. 24467 pubblicato sul Bollettino dell’Autorità del 30 settembre u.s., l’AGCM ha, infatti, adottato alcune misure organizzative per adeguarsi ai principi sul riparto delle competenze sanciti dalla recente giurisprudenza amministrativa.

Il riferimento è alle sentenze del TAR Lazio, Sez. I, 18 luglio 2013, nn. 7273 e 7275 e 22 luglio 2013, nn. 7442 e 7464, con le quali sono stati annullati per incompetenza una serie di provvedimenti sanzionatori per pratiche commerciali scorrette emessi dall’AGCM nel luglio 2012 nei confronti di alcune imprese che, attraverso una particolare categoria di numerazioni telefoniche, prevista dal piano di numerazione nazionale, offrivano al pubblico i cd. “servizi a sovrapprezzo” (es. giochi, suonerie, loghi, ed altri contenuti multimediali).

Il TAR, in quei casi, aveva risolto in favore dell’AGCom la questione della competenza ad adottare eventuali provvedimenti sanzionatori a protezione degli utenti e dei consumatori, nel solco dell’orientamento già espresso dal Consiglio di Stato (decisioni dell’Adunanza Plenaria, nn. 11, 12, 13, 15 e 16 dell’11 maggio 2012).

Come si ricorderà, nel maggio 2012 l’Adunanza Plenaria aveva affermato che, in virtù del principio di specialità, spettava all’AGCom e non all’AGCM sanzionare eventuali pratiche scorrette nel campo delle comunicazioni elettroniche, in tutti i casi in cui la condotta oggetto di valutazione fosse disciplinata da una esaustiva normativa settoriale posta a tutela dell’utente e rimessa, per la sua applicazione, all’AGCom.

Anche la Sezione I del TAR Lazio si era dimostrata sensibile all’orientamento espresso dall’Adunanza Plenaria, avendone applicato i principi, nel febbraio 2013, in altra fattispecie pure attinente al settore delle comunicazioni elettroniche (sentenze nn. 1742, 1752 e 1754 del 18 febbraio 2013).

Con le decisioni del luglio 2013, in precedenza menzionate, il TAR ha dunque riaffermato questo suo indirizzo, applicandolo ai “servizi a sovraprezzo” ed osservando come, anche in questa area delle comunicazioni elettroniche, competa all’AGCom la vigilanza sulle pratiche commerciali delle imprese e l’esercizio dei relativi poteri inibitori e sanzionatori.

L’elemento di novità, che merita qui di essere evidenziato, è il rilievo del TAR secondo cui a tale conclusione non osta la disposizione contenuta articolo 23, comma 12-quinquiesdecies, del D.L. n. 95/12 (convertito dalla legge n. 135/12).

La predetta norma, con una formula per la verità piuttosto controversa, aveva riconosciuto la competenza dell’AGCM ad accertare e sanzionare le pratiche commerciali scorrette “escluso unicamente il caso in cui le pratiche commerciali scorrette siano poste in essere in settori in cui esista una regolazione di derivazione comunitaria, con finalità di tutela del consumatore, affidata ad altra autorità munita di poteri inibitori e sanzionatori e limitatamente agli aspetti regolati”. Secondo il TAR tutte e tre le condizioni richieste dalla citata disposizione di legge per escludere la competenza dell’AGCM risulterebbero soddisfatte nel caso in esame, essendo la fattispecie dei servizi a sovraprezzo disciplinata da una normativa settoriale – data in particolare dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche, dal Piano Nazionale delle Numerazioni, e dal regolamento ministeriale n. 145/2006 – che è di derivazione comunitaria (prima condizione), orientata alla tutela dei consumatori (seconda condizione), e affidata nella concreta applicazione all’AGCom, con poteri inibitori e sanzionatori (terza condizione).

Prendendo atto delle decisioni del TAR, con il provvedimento n. 24467 qui in commento, l’AGCM ha pertanto deliberato:

(i) di non procedere ad avvii istruttori in casi che ricadono nella competenza dell’AGCom sulla base dei principi indicati dal TAR;

(ii) di trasmettere all’AGCom gli atti dei fascicoli già archiviati, o che verranno archiviati per profili di competenza, relativi a pratiche che, sempre sulla base dell’attuale giurisprudenza amministrativa, ricadono nella competenza dell’AGCom;

(iii) di trasmettere all’AGCom copia delle richieste di intervento, pervenute dal 1° marzo 2013, relative a fattispecie che, in virtù dei criteri indicati dal TAR, siano da ricondurre alla competenza dell’AGCom;

(iv) di dare adeguata informazione a segnalanti, imprese ed associazioni dei consumatori delle predette iniziative.

Non si deve tuttavia parlare di una resa dell’AGCM, ma di una “leale collaborazione” tra amministrazioni pubbliche, per dare attuazione alle decisioni del TAR Lazio; ciò almeno fino a quando su di esse non si pronuncerà il Consiglio di Stato, dinanzi al quale l’AGCM ha fatto sapere di aver già proposto appello.

La querelle continua, insomma. E spetterà di nuovo al Consiglio di Stato sbrogliare questa intricata matassa.