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Moratoria sulle autorizzazioni commerciali in Lombardia: l’interpretazione del TAR Milano

Con l’ordinanza n. 988 dell’11 settembre 2013 il TAR Lombardia – Milano si è espresso sulla moratoria al rilascio di nuove autorizzazioni commerciali introdotta dalla L.R. 4/2013.

Come abbiamo già commentato in passato (clicca qui per visualizzare il post), la legge regionale sul commercio lombardo – L.R. 6/2010 – è stata recentemente modificata dalla L.R. 4/2013. Tra le novità introdotte all’impianto normativo della L.R. 6/2010, il nuovo articolo 14 bis (Disposizioni transitorie per grandi strutture di vendita) ha introdotto una moratoria al rilascio di nuove autorizzazioni commerciali sospendendo fino al 31.12.2013 i procedimenti amministrativi per il rilascio delle licenze per l’apertura o la modifica di grandi strutture di vendita.

Secondo le intenzioni del legislatore lombardo, l’istituzione della moratoria è dettata dall’esigenza di aggiornare la programmazione regionale per lo sviluppo del settore commerciale. Fintanto che tale adeguamento non venga realizzato, non potranno essere rilasciate nuove autorizzazioni per evitare che esse non siano poi coerenti con i futuri strumenti di programmazione, oggi in corso di definizione. Al contrario, le autorizzazioni commerciali che verranno rilasciate a seguito dell’aggiornamento della programmazione regionale saranno quindi armonizzate rispetto al nuovo contesto normativo regionale.

Il TAR milanese, con l’ordinanza 988/2013 ha ritenuto che l’individuazione di un termine certo, come quello del 31.12.2013, giustifica e rende proporzionato il limite sofferto dai privati che vedono oggi sospesi i procedimenti autorizzativi di loro interesse. Alla Regione, infatti, è assegnato un confine temporale ben definito all’interno del quale potrà adeguare il proprio ordinamento ai principi statali di liberalizzazione del settore. Il TAR precisa, inoltre, che diventerebbe, al contrario, illegittima una eventuale procrastinazione del termine di sospensione: una moratoria sine die, infatti, paralizzerebbe il mercato cristallizandolo nel suo assetto esistente. Tale situazione si porrebbe, quindi, in stridente contrasto con gli obiettivi e le previsioni della direttiva 2006/123/CE del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno, oltre che con le norme statali di liberalizzazione delle attività economiche e di riduzione degli oneri amministrativi per le imprese.