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Certificazione energetica nelle Regioni Italiane: cosa cambia dopo il D.L. 63/2013

Il profondo cambio normativo in tema di certificazione energetica degli edifici, operato a livello nazionale dal D.L. 63/2013, impone alle regioni di valutare l’adeguatezza della propria normativa sull’argomento rispetto alle nuove previsioni statali.

La regolamentazione sul riparto di competenze tra Stato e Regioni nella materia della certificazione energetica è contenuta nell’articolo 17 del D.Lgs. 192/2005, decreto che costituisce il testo normativo fondamentale sul tema.

Tale articolo è stato modificato in sede di conversione del D.L. 63/2013 dalla L. 90/2013 e, nella sua nuova formulazione prevede che le disposizioni del decreto si applicano alle regioni e alle province autonome che non abbiano ancora provveduto al recepimento della direttiva 2010/31/UE fino alla data di entrata in vigore della normativa di attuazione adottata da ciascuna regione e provincia autonoma.

In altri termini, se le disposizioni regionali sulla certificazione energetica non sono allineate alle previsioni europee contenute nella Dir. 2010/31/UE (recepite nell’ordinamento nazionale proprio con il D.L. 63/2013) troverà diretta applicazione nel territorio regionale la disciplina nazione del D.Lgs. 192/2005, ovviamente nella sua versione successiva al D.L. 63/2013 come convertito in legge.

Questa previsione costituisce una novità nell’ambito della prassi legislativa italiana: di solito il legislatore nazionale assegna alle Regioni un dato termine entro cui adeguare la propria normativa a quella statale. Invece, nel caso della certificazione energetica, probabilmente allo scopo di evitare vuoti normativi in ambito locale, si è prevista una immediata applicazione della disciplina nazionale in tutte le Regioni italiane che non hanno legiferato o che l’hanno fatto mediante previsioni ora considerate in contrasto con la normativa europea.

La formulazione dell’articolo 17, tuttavia, pone il tema dell’accertamento da parte dell’operatore sull’adeguatezza o meno della normativa della regione in cui opera alle previsioni nazionali e comunitarie.

Il tema di certo non si pone per le Regioni che non hanno ancora legiferato in autonomia (Veneto, Sardegna, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria) o quelle nelle quali gli iter di approvazione delle norme non sono ancora conclusi: in tali casi, infatti, troverà immediata applicazione la disciplina contenuta nel D.Lgs. 192/2005.

Al contrario, nelle Regioni già dotate di un impianto normativo autonomo sulla qualificazione energetica degli immobili, diventa più difficile accertare, caso per caso, se applicare la disciplina nazionale in luogo di quella locale.

Certamente è auspicabile un diretto intervento interpretativo di ciascuna Regione che indichi la conformità o meno delle proprie previsioni ai principi e alle previsioni nazionali ed europee.

È ciò che ha fatto la Regione Lombardia, con il Comunicato n. 100 dell’8 agosto 2013, tramite il quale la Direzione Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile ha passato in rassegna la disciplina regionale emessa sulla materia nel corso degli anni ritenendola compatibile con il D.Lgs. 192/2005 e la Dir. 2010/31/UE. A livello pratico, quindi, potranno essere allegati ai contratti di trasferimento e locazione di edifici e singole unità immobiliari siti nella Regione Lombardia gli attestati di certificazione energetica redatti sia prima che dopo il D.L. 63/2013 e la relativa legge di conversione. Secondo la Regione Lombardia, infatti, la DGR n. VIII/8745 del 22.12.2008 pur essendo antecedente alla dir. 2010/31/UE, contiene disposizioni puntuali che rispondono in gran parte alle previsioni contenute nella direttiva europea.

Si pone, a questo, punto il problema di comprendere quale sia la disciplina applicabile nelle Regioni che hanno autonomamente legiferato sull’argomento e non abbiano anche emesso comunicati interpretativi che confermino o meno l’applicabilità della normativa locale.

In relazione ad uno specifico adempimento richiesto dalla nuova formulazione dell’articolo 6 del D.Lgs. 192/2005, ossia la necessità di allegare a pena di nullità l’attestato di prestazione energetica agli atti di trasferimento della proprietà, risponde al dubbio interpretativo appena esposto il Consiglio Nazionale del Notariato che con le “Prime note interpretative all’allegazione dell’APE a pena di nullità” ritiene che la disciplina in tema di allegazione debba considerarsi applicabile su tutto il territorio nazionale e, quindi, anche nelle Regioni che abbiano legiferato in proprio, in quanto la validità formale degli atti traslativi rientra nella materia dell’ordinamento civile, di competenza esclusiva statale.