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Obbligo di indennizzo per ritardo della PA: il decreto del fare introduce una fase sperimentale

L’art. 28 del Decreto del Fare, tra le misure per la semplificazione amministrativa, ha introdotto una disposizione «sperimentale» con cui viene fissato un indennizzo per ogni giorno di ritardo dell’Amministrazione nel provvedere sui procedimenti ad istanza di parte per i quali esista obbligo di pronunciarsi.

In concreto, se l’Amministrazione (procedente o quella responsabile per il ritardo) non rispetta il termine per la conclusione del procedimento deve corrispondere all’interessato, a titolo di indennizzo per il mero ritardo una somma pari a 30 euro per ogni giorno di ritardo con decorrenza dalla data di scadenza del termine del procedimento. L’importo indennizzabile non può essere complessivamente non superiore a 2.000 euro.

Sono esclusi dall’indennizzo da ritardo i procedimenti relativi a:

–        ipotesi di silenzio qualificato;

–        concorsi pubblici.

L’indennizzo non è peraltro automatico. Per ottenerlo, il richiedente deve attivare le procedure del potere sostitutivo previsto dall’art. 2, comma 9-bis, della legge n. 241 del 1990 nel termine decadenziale di sette giorni dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento.

Il comma in questione, introdotto sempre in un’ottica di semplificazione e più volte rimaneggiato in meno di due anni, prevede l’individuazione di un soggetto cui spetta provvedere in merito ai procedimenti attivati ad istanza di parte, per il caso di inerzia dell’ufficio o del funzionario responsabile.

Qualora neppure il titolare del potere sostitutivo emani il provvedimento nel termine o non liquidi l’indennizzo maturato a tale data, l’istante può, in via alternativa:

–          proporre ricorso avverso l’inerzia ai sensi dell’articolo 117 del codice del processo amministrativo;

–          proporre ricorso per ottenere decreto ingiuntivo ai sensi dell’articolo 118 del codice del processo amministrativo, qualora ne ricorrano i presupposti.

Nel corso del primo giudizio può proporsi, congiuntamente al ricorso avverso il silenzio, la richiesta per ottenere il relativo indennizzo. In tal caso anche la domanda per ottenere l’indennizzo è trattata con rito camerale e decisa con sentenza in forma semplificata.

In caso di ricorso, il contributo unificato (da versare per l’iscrizione della causa nel giudizio) è ridotto alla metà. Tuttavia, nei casi in cui il ricorso sia dichiarato inammissibile o respinto in relazione all’inammissibilità o manifesta infondatezza, il ricorrente è condannato a pagare in favore del resistente una somma compresa tra due volte a quattro volte il contributo unificato.

La pronuncia di condanna a carico dell’amministrazione è comunicata, a cura della Segreteria del giudice che l’ha pronunciata:

–          alla Corte dei conti al fine del controllo di gestione sulla pubblica amministrazione;

–          al Procuratore regionale della Corte dei Conti per le valutazioni di competenza;

–          al titolare dell’azione disciplinare verso i dipendenti pubblici interessati dal procedimento amministrativo.

Lo stesso articolo 28, al comma 9, aggiunge il comma 1 bis all’art. 2 l. 241/90, del seguente tenore: «1-bis. Fatto salvo quanto previsto dal comma 1 e ad esclusione delle ipotesi di silenzio qualificato e dei concorsi pubblici, in caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento ad istanza di parte, per il quale sussiste l’obbligo di pronunziarsi, l’istante ha diritto di ottenere un indennizzo per il mero ritardo alle condizioni e con le modalità stabilite dalla legge o, sulla base della legge, da un regolamento emanato ai sensi dell’ articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400. In tal caso le somme corrisposte o da corrispondere a titolo di indennizzo sono detratte dal risarcimento».

Quest’ultimo comma si giustifica in quanto la disciplina dell’indennizzo appena illustrata rappresenta una sperimentazione di quella che dovrebbe essere la disciplina di regime, come stabilito dal successivo comma 10 dell’art. 28: «le disposizioni del presente articolo si applicano, in via sperimentale e dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ai procedimenti amministrativi relativi all’avvio e all’esercizio dell’attività di impresa iniziati successivamente alla medesima data di entrata in vigore», mentre – comma 12 – «decorsi diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e sulla base del monitoraggio relativo alla sua applicazione, con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono stabiliti la conferma, la rimodulazione, anche con riguardo ai procedimenti amministrativi esclusi, o la cessazione delle disposizioni del presente articolo, nonché eventualmente il termine a decorrere dal quale le disposizioni ivi contenute sono applicate, anche gradualmente, ai procedimenti amministrativi diversi da quelli individuati al comma 10 del presente articolo».

Ad oggi, pertanto, la possibilità di azionare il procedimento volto al riconoscimento di un indennizzo spetterà unicamente alle imprese. Tale possibilità potrà essere estesa gradualmente anche ai privati decorsi 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.