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Indicazioni sulle condizioni per impugnare le SCIA

Con due sentenze emesse a distanza di pochi giorni l’una dall’altra e di tenore pressoché identico, il TAR per il Lazio e il TAR per la Lombardia chiariscono le condizioni per una legittima impugnazione della Segnalazione certificata di inizio attività (“SCIA”). Si tratta delle sentenze Tar Lazio 6571/2013, sez. II ter, 3 luglio 2013 e Tar Lombardia, 1622/2013, sez. II, 24 giugno 2013.

Dopo la modifica dell’art. 19, comma 6 ter, l. 241/1990 la segnalazione certificata di inizio attività non può essere considerata un provvedimento tacito direttamente impugnabile e quindi gli interessati all’impugnazione del titolo autorizzativo ad essa sotteso non possono contestare in via diretta la segnalazione, potendo esclusivamente sollecitare le verifiche spettanti all’amministrazione e, in caso di inerzia di quest’ultima, esperire l’azione avverso il silenzio della PA.

In tale contesto, però, il TAR romano e quello milanese, aderendo all’orientamento già inaugurato dal TAR Veneto (Sez. II, 5 marzo 2012, n. 298),  hanno ritenuto ammissibile un ricorso (impugnatorio) avverso una SCIA solo se lo stesso può essere qualificato (o convertito) in un ricorso avverso il silenzio della P.A.

Tale “conversione” è possibile solo nella misura in cui (a) il ricorrente, nella fase pre-processuale, si sia attivato per conoscere il contenuto della SCIA e le incompatibilità con il regime normativo e (b) il ricorso presentato al TAR rispetti pienamente i requisiti di contenuto-forma richiesti dall’art. 31 del codice per un ricorso avverso il silenzio della PA.

Nel caso di specie i ricorrenti avevano impugnato direttamente, ed erroneamente, la SCIA alla stessa stregua di un normale provvedimento. Di fronte alle eccezioni  dell’amministrazione resistente, il TAR ha in ambo i casi, condiviso la censura di inammissibilità del ricorso introduttivo, ma ha ritenuto lo stesso di poter decidere su di esso in quanto ha “convertito” l’azione impugnatoria in azione contro il silenzio.

Il TAR ha potuto fare ciò in quanto i ricorrente hanno depositato in giudizio documentazione attestante il fatto che questi, prima del giudizio, si fossero attivati presso l’amministrazione sia per conoscere il contenuto degli atti inerenti l’esecuzione dei lavori oggetto di SCIA, sia per segnalare le circostanze che reputavano ostative all’attività segnalata.

L’Amministrazione, pertanto, sarebbe stata correttamente resa edotta della presenza di una situazione ritenuta illegittima e determinata dalla presenza di opere asseritamente abusive.

Tale circostanza – secondo il TAR Lazio – «ha senz’altro inverato il primo step fondamentale di tutela previsto dalla novella legislativa sopra indicata, consistente nel fatto che il controinteressato procedimentale all’attività (divenuto oggi ricorrente) possa sollecitare formalmente (in via stragiudiziale) la P.A. all’esercizio dei suoi poteri di controllo, verifica, vigilanza e/o inibizione dell’attività oggetto di D.I.A./S.C.I.A.».

In ordine al secondo requisito (consistente in ciò, che a fronte della inerzia dell’amministrazione il privato può spiccare dinanzi al G.A. un’azione avverso il silenzio-rifiuto ex art. 31 c.p.a.), i due collegi hanno ritenuto che l’atto introduttivo del giudizio presentasse tutti gli elementi sostanziali dell’azione volta ad ottenere l’accertamento della illegittimità della condotta omissiva dell’amministrazione e la declaratoria dell’obbligo di provvedere, sicché l’azione esperita dal ricorrente può, in parte qua, esser qualificata (o convertita) in azione avverso il silenzio ex art. 31 c.p.a.