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Terre e rocce da scavo nei piccoli cantieri: nuove regole dettate dal decreto emergenze

Il recente decreto emergenze (d.l. n. 43/2013 convertito in legge n. 71/2013), tra le altre cose, è intervenuto anche sulla disciplina delle terre e rocce da scavo.

L’art. 8 bis, da un lato, ha espressamente escluso dall’ambito di applicazione del d.m. 161/2012 i piccoli cantieri con scavi inferiori a 6.000 mc che restano, quindi, espressamente regolati dall’art. 186 del d.lgs. n. 152/2006, dall’altro, ha disposto che il citato d.m. 161 trovi oggi applicazione solo rispetto ai progetti di riutilizzo che riguardino interventi sottoposti a VIA o AIA.

La modifica introdotta risponde alle esigenze e critiche delle associazioni edilizie di categoria, che avevano contestato un aggravio degli adempimenti e degli oneri a carico delle imprese per effetto del nuovo regolamento sulle terre e rocce da scavo entrato in vigore ad ottobre 2012.

Il d.l. emergenze, tuttavia, fa sorgere ulteriori dubbi applicativi. In particolare, occorre chiarire a quale disciplina siano sottoposti i progetti di scavo diversi dai piccoli cantieri (ossia superiori a 6.000 mc) e aventi ad oggetto interventi non soggetti a VIA o ad AIA.

Una possibile interpretazione delle disposizioni sul punto, porterebbe a ritenere che anche rispetto a tali cantieri debba continuare a trovare applicazione l’art. 186 del d.lgs. 152/2006.