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Centri commerciali, la Lombardia riapre

Riportiamo di seguito, l’articolo di Guido Inzaghi pubblicato su Il Sole 24 Ore del 10 febbraio 2014 di commento alla nuova DGR Lombarda (d.g.r. n. X/1993 del 20 dicembre 2013) che avevamo già presentato nel nostro blog, (clicca qui). Buona lettura!

Centri commerciali, la Lombardia riapre

A partire dal primo gennaio in Lombardia possono nuovamente essere rilasciate le autorizzazioni commerciali per l’apertura o la modificazione delle grandi strutture di vendita. Così ha deciso la giunta regionale lo scorso 20 dicembre. Si è pertanto concluso il periodo di sospensione dei procedimenti relativi alle grandi strutture imposto dalla L.R. n. 4/2013 e ritenuto legittimo dal TAR Milano (con ordinanza n. 988/2013), a condizione che il termine ultimo del 31 dicembre 2013, previsto per la sospensione dei procedimenti, non fosse procrastinato.

Se, da un lato, è venuto così meno un ostacolo che precludeva tout court il rilascio di nuove autorizzazioni, dall’altro lato, occorre evidenziare che la nuova disciplina in materia commerciale non manca di destare qualche perplessità. La Regione ha infatti adottato un modello procedimentale molto simile a quello previgente e sostanzialmente basato sulla valutazione delle domande sotto i profili del loro “impatto” e della relativa “sostenibilità”.

L’apertura o la modifica delle grandi struttura di vendita sono soggette ad autorizzazione comunale a seguito di una Conferenza di Servizi alla quale partecipano il comune, la provincia e la regione, oltre ad altri soggetti istituzionali. Il rappresentante della regione, in sede di conferenza di servizi, valuta la domanda sulla base di un rapporto integrato di impatto (che considera aspetti di natura commerciale, urbanistico-territoriale e paesistico-ambientale) e determina il valore numerico del cosiddetto “indicatore di impatto”.

La domanda è accolta se il valore dell’indicatore è azzerato attraverso l’assunzione di misure mitigative di sostenibilità garantite dall’operatore (quali la valorizzazione del commercio di vicinato, lo sviluppo occupazionale, il contenimento dell’inquinamento dell’aria), che determinano il valore numerico delle cosiddette “condizioni di sostenibilità”.

Ora, tra gli elementi considerati per le valutazioni di impatto e di sostenibilità sono ancora presenti (sebbene in misura inferiore) fattori che, facendo riferimento al taglio dimensionale, alla specifica tipologia o alle ricadute dell’esercizio sulla rete esistente, potrebbero mal conciliarsi con le recenti riforme statali in materia di tutela della concorrenza (tra cui quelle del D.L. n. 201/2011).

Il legislatore nazionale ha infatti sancito il divieto di sottoporre l’apertura di nuovi esercizi commerciali a limiti che siano riferiti, anche indirettamente, a quote di mercato predefinite, distanze, orari, nonché il principio, di derivazione comunitaria, secondo cui l’iniziativa economica non può di regola essere assoggettata ad autorizzazioni e limitazioni, essendo ciò consentito solo qualora sussistano interessi costituzionalmente rilevanti e compatibili con l’ordinamento comunitario (quali il diritto alla salute).

Come recentemente ribadito dal TAR Milano nell’ambito della valutazione di legittimità di uno strumento urbanistico comunale (con sentenza n. 2271/2013), la normativa nazionale, stabilisce inoltre che, anche qualora sussistano valide ragioni per adottare misure restrittive della libertà d’impresa, queste debbano comunque essere proporzionate agli obiettivi.

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Per i nostri commenti sull’ordinanza 488/2013 (citata nell’articolo appena riportato), si veda qui.

Per la connessione della nuova DGR con i temi ambientali, si veda qui.